RIFLESSIONI SULLA LETTURA Articolo di Kateuan Zifor

Riflessioni sulla lettura

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In quale spazio e in quale tempo ha propriamente luogo il singolare “evento” della lettura? Che cosa regola la nostra soggettività mentre sul libro, di frase in frase, si mobilitano insieme l’occhio e lo sguardo, l’immaginazione e la voce. Ѐ lecito credere che il lettore comune, non rinuncia a un ruolo attivo nel proprio spazio storico e esistenziale, nemmeno nel tempo della comunicazione digitale. Non c’è dubbio che quando leggiamo le parole di un testo le riempiamo della nostra esperienza. Nel momento in cui io leggo, ad esempio, mi sento come sospeso in un “altrove”, tessuto di ombre e di fantasmi. Leggendo, calati nelle frasi del testo, ci si può persino sentire, a occhi aperti, immersi in un sogno più vero e più vivo della stessa realtà circostante. E tuttavia questo spazio sono io a costruirlo; per animarlo lo reinvento di continuo partecipando con la mia immaginazione, come invece non può avvenire con le immagini dello schermo televisivo, imposte inesorabilmente a un occhio passivo. Allo stesso modo, mentre percorro le frasi di un libro, pur leggendo in silenzio coinvolgo in pieno la mia voce, ossia qualcosa che viene dal profondo dell’intimità corporea, anch’essa è espressione della mia singolarità e diversità: e nel momento in cui si trasforma, quasi si sdoppia, per mettersi alla prova della parola altrui. Ecco che la voce può scoprire un nuovo aspetto di sé, una forza che non si riconosceva, lato ancora inesplorato della propria personalità. Anche in questo spazio “gelosamente” solitario e individuale, la lettura non è mai un monologo, ma l’incontro con un altro, che nel libro ci rivela qualcosa della sua storia più profonda. La solitudine della lettura, diventa quasi per paradosso, socievolezza. E qui, forse, tra il lettore e lo scrittore, si producono lo sguardo, il faccia a faccia di una vera e propria relazione. Il libro, come aveva detto Borges, è: “Un’estensione della memoria e dell’immaginazione, e nella biblioteca, fra le sue immagini durevoli e mutevoli, ci ritroviamo in un «gabinetto magico» di «spiriti stregati» che si svegliano quando noi li chiamiamo, fantasmi che tornano a vivere solo in quanto un essere vivo dà loro voce e vita”. Un testo quindi è un segno di vita cui si deve continuare a dare vita, che si alterna sui margini d’ombra e di silenzio. L’atto della lettura non può che essere un esperimento sul senso di un “sistema” verbale. Proprio perché si realizza nel flusso del timbro della voce, della cadenza, del respiro, la lettura produce un vero atto interpretativo che analizza l’unione del suono col significato nella temporalità della sua esperienza: è un atto vivo dell’immaginazione. Ma il lettore, in questa ricerca di un colloquio, entro cui alla fine ritrova se stesso, non dispone dell’arbitrio di manovra di una soggettività assoluta, poiché leggere significa vedere e comprendere nella dinamica del testo una coscienza diversa, un altro individuo. Leggendo, nella mia soggettività rappresento anche un altro soggetto, quasi «due in uno», sperimento la mia stessa identità come movimento e tensione verso l’altro e anche la differenza. Gli scrittori, invece, dal canto loro, sanno che lo scrivere è un progetto, un desiderio di colloquio in un misterioso e asimmetrico faccia a faccia.

Articolo a cura di Kateuan Zifor

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